Storia di Pescara

La storia di Pescara è poco conosciuta ed alcuni momenti del passato sono ancora avvolti nell’oscurità. Non di meno, le origini della città sono antiche e legate alla posizione geograficamente favorevole come raccordo delle vie di comunicazione tra l’antica Roma e l’area dell’Adriatico. Nei secoli successivi, l’importanza della posizione strategica di Pescara ha sempre connotato lo sviluppo della sua vita economica e sociale, prima limitata alla funzione di baluardo di difesa militare e poi, dalla seconda metà del XIX secolo, caratterizzata da una fiorente attitudine al commercio e di località di villeggiatura.

IL PRIMO INSEDIAMENTO
Probabilmente il primo insediamento avvenne nella zona collinare: dei recenti scavi sul Colle del Telegrafo nell’area a nord della città, sono stati riportati alla luce reperti risalenti a circa seimila anni fa. Risalgono invece a circa cinquemila anni fa i resti di un villaggio di agricoltori ritrovati in Fontanelle Alta, nella parte a sud del fiume Pescara.

IN EPOCA ROMANA
Secondo alcuni studiosi, i primi abitanti di Pescara fondarono un villaggio sulle rive del fiume che in epoca romana fu chiamato Vicus Aterni e, successivamente gli fu attribuito il nome dell’omonimo fiume, Aternum; nell’epoca romana si usava indicare Pescara anche con il nome di Ostia Aterni proprio per via del ruolo di centro nevralgico delle vie di comunicazione. Infatti, con il nome Ostia Aterni si indicava la foce di un fiume e, nella fattispecie, “foce del fiume Aterno”. Essa era importante per lo sbocco della strada Consolare n.5, Tiburtina Valeria, che collegava Aternum a Roma, oltre che per il porto interno che era importante per i collegamenti con Salona. Altri ritengono che il nome di Ostia Aterni si riferisse, invece, ad un piccolo insediamento situato su un’isoletta alla foce del fiume, che si presume fosse a delta. La teoria, però, non trova consensi in quanto se è vero che nel letto del fiume esisteva una piccola isola (chiamata isola dei Cannizzi), è anche vero che l’isola, date le sue piccole dimensioni, sparì con la forza delle acque del fiume.
In epoca augustea Ostia Aterni faceva parte della regio IV Samnium che era una delle regioni italiane dell’epoca. Nella città furono costruiti alcuni importanti edifici pubblici e privati. Si sa che nel centro abitato erano stati edificati diversi templi tra cui quello dedicato a Giove Aternio. Alcune testimonianze, ci informano poi dell’esistenza, in Aternum, del culto della dea Iside. Nel libro di Giuseppe Quieti “Pescara antica città”, si dà conto della esistenza di un ponte monumentale costruito per volontà dell’imperatore Tiberio che volle anche rimodernare l’importante porto, per gli scambi commerciali con l’oriente e, probabilmente, per scopi militari.

DALLA CADUTA DELL’IMPERO ROMANO ALL’ANNO 1000
Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente e l’avvento dei barbari, anche la storia di Aternum diventa oscura. All’epoca dell’invasione dei Longobardi, è probabile che Aternum avesse un vescovo e ciò dimostrerebbe la sua importanza. Infatti, si sa della leggenda del vescovo Cetteo, attuale patrono della città, che, accusato dai Longobardi di essere complice dei Greci cristiani, fu fatto precipitare dal ponte marmoreo con una pietra legata al collo (13 giugno 597). Si hanno scarsissime notizie dei secoli successivi.

1001 – 1100
Intorno all’anno 1000, il fiume Aternum viene chiamato Piscarius e il borgo cambia il suo nome e diviene Piscaria; il villaggio finiva tra le pertinenze dell’Abbazia di Montecassino. L’insediamento pur distrutto e ricostruito più volte, riveste sempre grande rilievo per la sua posizione strategica e per le sue robuste difese militari. Nel 1095 Piscaria era ricca di monumenti e chiese, tra le quali le Chiese di San Salvatore, Santi Legunziano e Domiziano, San Tommaso Apostolo, San Nicola e di Santa Gerusalemme, i cui basamenti sono stati recentemente riportati alla luce di fronte all’attuale Cattedrale di San Cetteo.

 

Secondo un’altra teoria, la città avrebbe preso il nome dal fiume Pescara, il quale, sgorgando dal cuore della montagna in corrispondenza delle Gole di Popoli, trarrebbe la sua denominazione dall’antico termine osco-umbro “pesco”, il cui significato è quello di “roccia”.

1101 – 1400
Nell’anno 1140 Pescara fu conquistata da Ruggero II, re normanno di Napoli, che fece eseguire diverse opere, tra le quali il restauro del porto. Gli anni successivi furono caratterizzati da molteplici devastazioni della città: sia per eventi naturali e sia perché Piscaria era sempre preda di attacchi da parte degli eserciti dei signorotti locali e potentati del tempo- come nel 1290 da Ottone IV. Si tratta di un periodo molto difficile nel quale le sorti della cittadina sono legate al continuo succedersi di nuovi padroni del territorio. Il Quieti riferisce di diversi signori, tra cui Rainaldo Orsini, Luigi di Savoia e quel Francesco del Borgo, detto Cecco del Cozzo, vicario di Ladislao I di Napoli, che nel 1409 fece ricostruire la cittadella e la torre in mezzo alla piazza e che fu ricordato come uomo saggio e virtuoso.

1401 – 1500
Il XV secolo è caratterizzato dal dominio del territorio dei d’Avalos d’Aquino che terranno quello che poi divenne il marchesato di Pescara per diversi decenni, pur se con diverse interruzioni. Nel 1435 e nel 1439 la città fu conquistata dal capitano di ventura napoletano Giacomo Caldora. Nel 1447 e poi nel 1482, subì gli attacchi e le razzie dei Veneziani. Nel 1509, Vittoria Colonna acquisisce il titolo di marchesa di Pescara, sposando Fernando Francesco d’Avalos. Nel 1528 Pescara fu espugnata da Odet de Foix, visconte di Lautrec e maresciallo di Francia. Ma la reazione del re di Spagna ed imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V non tardò ad arrivare e i D’Avalos si riappropriarono del marchesato di Pescara.

1501 – 1700
Con la stabilizzazione del potere politico, comincia un nuovo e fiorente periodo della storia della città, soprattutto per la sua posizione strategica. Il duca d’Alba Fernando Álvarez de Toledo, viceré di Filippo II di Napoli, decise di accrescere le difese marittime e terrestri della cittadina attraverso la realizzazione della grande fortezza, di una torre e di un castello[1]. Oggi, di questa imponente struttura, resta in piedi solamente la caserma borbonica col Bagno Penale- attualmente sede del Museo delle Genti d’Abruzzo dedicato alle testimonianze storiche della presenza dell’uomo nella regione a partire dal Paleolitico. Nel 1566, la fortezza fu oggetto di un terribile assalto portato dalle 105 galee dell’ammiraglio ottomano Pialy Pascià. Ma la fortezza non fu presa, anche per il decisivo contributo del valoroso condottiero, Giovan Girolamo II Acquaviva d’Aragona, duca di Atri, il quale organizzò la resistenza del bastione e respinse gli attacchi costringendo gli aggressori alla fuga. Questi si accanirono, allora, contro Francavilla, Ortona e Vasto che subirono distruzioni e saccheggi.

1701 – 1797
Agli inizi del Settecento Pescara contava circa tremila abitanti. Era stata istituita la Università di Pescara che comprendeva anche “Villa del Fuoco”,Fontanelle, Villa Castellamare e altre zone che corrispondevano all’attuale terriotorio comunale. L’Università era governata da un Camerlengo: tale assetto amministrativo durò per tutto il Settecento.
La fortezza fu ancora oggetto di tentativi di conquista. Nel 1707 fu attaccata dagli austriaci del conte Wallis e, a difenderla, c’era un altro Acquaviva duca di Atri, Giovanni Girolamo II, che resistette eroicamente per due mesi prima di capitolare. Il Regno di Napoli e la cittadina di Pescara passano agli austriaci, ma già nel 1734, la fortezza viene nuovamente assediata dagli spagnoli di Carlo di Borbone e, dopo una cruenta battaglia, cede alle truppe comandate dal duca di Castropignano.

1798 – 1807
Con l’avvento della Repubblica francese, la fortezza di Pescara è conquistata, nel dicembre del 1798, senza spargimento di sangue, dal Generale Duhesme ed inizia così la breve stagione della Repubblica Napoletana (1798-1799). Al suo arrivo a Pescara, il generale Duhesme aveva organizzato la sua legione nominandone a capo il cittadino Ettore Carafa conte di Ruvo, protagonista della Repubblica Napoletana assieme al pescarese Gabriele Manthoné, il quale organizzò la resistenza alla reazione borbonica del 1799. L’ennesimo assedio alla fortezza fu vittoriosamente portato a termine da Giuseppe Pronio detto il Fra Diavolo abruzzese, agli ordini del cardinale Fabrizio Ruffo fedele ai Borbone. Nei primi anni del 1800 Pescara venne occupata nuovamente dai francesi e costituì un importante bastione militare del regno di Giuseppe Bonaparte.

1807 – LA DIVISIONE DEL BORGO
Intanto, nel 1807 Castellammare, sulla sponda nord del fiume (che allora contava circa 1500 abitanti), diventa comune autonomo aggregato al circondario di Città Sant’Angelo. La scelta della separazione fu conseguenza di una discordia storica tra le due sponde del fiume e rispondeva alla riforma amministrativa del Regno voluta da Giuseppe Bonaparte, che dopo la legge 132 dell’8 agosto 1806 “sulla divisione ed amministrazione delle province del Regno”, con la successiva legge 211 del 18 ottobre 1806 ordinava la formazione dei decurionati e consigli provinciali e distrettuali e la sostituzione della figura del Camerlengo con quella del Sindaco. La divisione fu problematica, soprattutto perché il nuovo comune di Castellammare (sponda settentrionale del fiume) non intendeva farsi carico di nessuno dei debiti della vecchia amministrazione dell’Università di Pescara; inoltre, si creò un problema di immagine per il comune di Pescara (sponda meridionale del fiume), che ospitava una intera guarnigione dell’esercito e che, allo stesso tempo, si vedeva comprimere il proprio ruolo a livello locale: per questi motivi il comune di Pescara spingeva per la riunificazione dei due comuni. Una comunicazione del Ministero dell’Interno del Regno del 17 gennaio 1810, negò tale possibilità e ciò costrinse i due comuni a trovare un accordo sulla ripartizione dei debiti (1811). Ma la rivalità rimase molto accesa, tanto che ci sono testimonianze di interventi della guarnigione militare per evitare la degenerazione delle scaramucce in vere e proprie battaglie.

1811 – 1899
Nel 1814 Pescara fu tra le città protagoniste dei moti carbonari contro Gioacchino Murat, re di Napoli. La scelta di dare luogo all’insurrezione proprio a Pescara era dovuta all’intenzione dei rivoltosi sia di conquistare la fortezza, che aveva una grande importanza strategica, sia di conquistare il bagno penale per poter liberare i tanti patrioti ivi rinchiusi. Il Quieti, nel suo “Pescara antica città”, afferma che fu a Pescara e non a Rimini che Murat firmò, il 12 maggio del 1815, la prima delle costituzioni italiane del Risorgimento.

 

 

Visuale della struttura dell’ex carcere borbonico

A seguito della caduta di Murat, alla rivolta dei carbonari seguì la durissima repressione borbonica: infatti, l’esercito borbonico intervenne con un imponente schieramento di forze contro cui i carbonari abruzzesi nulla poterono. Da allora, la repressione fu simboleggiata dal bagno penale di Pescara. Si trattava di un carcere tristemente famoso per le condizioni disumane con cui venivano trattati i detenuti, in buona parte patrioti abruzzesi: drammatica fu l’alluvione dell’ottobre del 1853 che investì il carcere causando la morte per annegamento degli internati del bagno penale. Tra coloro che furono rinchiusi in quello che veniva chiamato il “sepolcro dei vivi” fu anche e Clemente De Caesaris, una figura centrale del risorgimento meridionale, che, liberato per ordine di Giuseppe Garibaldi, prese possesso, nel 1860, della città e della fortezza. Nello stesso anno, Vittorio Emanuele II, in viaggio per l’incontro di Teano con Giuseppe Garibaldi, giunse a Castellamare e fu ospitato nel villino Coppa. Il giorno dopo entrò a cavallo a Pescara per osservare la Piazza, circondato dalla popolazione festante. Vide gli armamenti, salì e si fermò sul Bastione “Bandiera” che era il più esposto (nei pressi dell’attuale Ponte Risorgimento), da cui si dominava il territorio dell’attuale città, e rivoltosi all’abate De Marinis che gli stava a fianco disse queste precise parole: “Oh che bel sito per una grande città…”. Questo è il racconto pubblicato dal testimone oculare Marchese Francesco Farina il 26 dicembre 1906 (Biblioteca Prov. di Pescara, titolo “Ricordi di Pescara nell’anno 1860”). Castellammare e Pescara appartenevano, rispettivamente, alla provincia di Teramo e a quella di Chieti.
La fine del secolo fu fortemente caratterizzata dalla presenza politica e culturale di Leopoldo Muzii, personaggio controverso ma di grande carisma e peso decisionale, il quale, da sindaco della città di Castellammare Adriatico, fece approvare nel 1882 il primo piano regolatore. Fu un momento molto importante per l’evoluzione urbanistica e culturale di Pescara, in quanto fu il primo forte tentativo di attenuare il disordine urbanistico e, soprattutto, di limitare le ambizioni dei privati rispetto agli interessi pubblici. Il risultato concreto della politica di Muzii fu la costruzione di un nuovo acquedotto, di strade nuove, la creazione delle prime linee di illuminazione pubblica. Nello stesso periodo fu completato e potenziato il porto canale. In questa fase, la città crebbe vivendo di commercio e di turismo, facilitati dalla presenza della stazione ferroviaria e dal ridente e scanzonato aspetto e tenore di vita della cittadina, divenuta nel frattempo famosa come colonia balneare. Al di la di queste attività, erano poche le iniziative economiche di altro genere.

I PRIMI ANNI DEL ‘900
Agli albori del XX secolo, la popolazione dei due comuni che componevano l’attuale Pescara(ovvero quella ante 1807) ammontava a circa 8.923 abitanti (censimento del 1903). La propensione al turismo balneare si consolidò e nel 1905 gli alberghi di Castellammare Adriatico ospitavano circa 4.000 turisti. Nella città iniziavano a trovare spazio diverse aree per mercati di tessuti e di generi alimentari. Inoltre il comune della sponda destra del fiume viveva un momento di grande trasformazione urbanistica soprattutto in seguito al graduale recupero ad uso civile dell’area dell’ex fortezza.

 

Inoltre, la rivalità tra le due sponde del fiume scemò, mentre autmentavano la concordia e la comunione di intenti per promuovere iniziative di sviluppo: soprattutto il potenziamento del porto canale fu motivo di collaborazione delle due amministrazioni. Quando l’On.Carlo Mezzanotte, deputato di Chieti, nell’estate del 1908 presentò alla camera una proposta di legge per la fusione dei due comuni di Pescara e Castellamare Adriatico, si levarono forti proteste: tali proteste, però, non furono sollevate per la contrarietà all’idea di fusione quanto perché la proposta prevedeva l’annessione di Castellammare Adriatico nella Provincia di Chieti.

 

Nel 1917, durante la prima guerra mondiale, Castellammare Adriatico fu bombardata da aerei austriaci, che tentavano di colpire la linea ferroviaria. Le vittime di tale tragico evento sono ricordate ancora oggi da una piccola lapide, apposta in Corso Vittorio Emanuele II 253, a Pescara. Per prevenire altri attacchi il Ministero della Guerra fece allora approntare un campo di aviazione lungo la Via Tiburtina provvisto di due aerei da combattimento. Nacque così quello che poi diventerà l’aeroporto di Pescara.

1918 – 1926 IL PRIMO DOPOGUERRA
Subito dopo il primo conflitto mondiale si verificò un evento molto importante in favore della unificazione dei due comuni: il 30 novembre del 1918 i due consigli comunali si riunirono nello stesso momento e votarono lo stesso ordine del giorno e si impegnarono ad adoperarsi per chiedere al Governo di decretare la fusione dei comuni e di adoperarsi affinché la nuova città fosse chiamata “Aterno”. Negli anni seguenti le due amministrazioni collaborarono per perorare la causa della fusione: ma decisivo fu l’impegno di Gabriele d’Annunzio che il 16 maggio del 1924 scrisse a Mussolini una lettera nella quale chiedeva la fusione delle due città e la elevazione a capoluogo di provincia. Con lo stesso intento operava l’allora ministro abruzzese Giacomo Acerbo. Dal punto di vista economico la città presentava delle nuove linee di sviluppo. Infatti, il turismo continuava a fiorire e i bagni di Castellammare Adriatico erano una meta turistica nota in tutta Italia. A rafforzare questo ruolo di centro del turismo nazionale, nel 1924, sotto la spinta politica del ministro Giacomo Acerbo, a Castellammare Adriatico venne organizzata la Coppa Acerbo, che divenne subito una delle gare automobilistiche più importanti del tempo ed un evento capace di portare in città decine di migliaia di visitatori. Ma nell’area dell’attuale città, iniziarono a vedersi i primi opifici e le prime attività di tipo industriale, come il noto pastificio Puritas di Angelo Delfino. Inoltre, il porto stava incominciando ad acquisire maggiore importanza ed i volumi di traffico commerciale si facevano sempre più ingenti. Nel 1923 venne completato l’acquedotto per portare l’acqua potabile in tutte le aree dell’attuale città.

1927 PESCARA CAPOLUOGO DI PROVINCIA
Dopo 110 anni di divisione, il 2 gennaio del 1927, venne finalmente firmato il decreto di istituzione della provincia di Pescara e seguiva l’elenco dei Comuni da amministrare, tra i quali quello di Castellammare[2]. Al successivo articolo 4 il Decreto stesso stabiliva: “Il Comune di Castellamare Adriatico è unito a quello di Pescara”[3]. A favore del provvedimento sono state decisive la forte spinta popolare e, soprattutto, l’autorità politica del ministro abruzzese Giacomo Acerbo e il prestigio morale di Gabriele D’Annunzio.

 

Nello stesso anno, si legge nel libro di Giovanni Guido “Aviazione & Abruzzo”, l’aeroporto di Pescara che era stato istituito dieci anni prima, nel 1917, e armato con gli aerei S.V.A., considerati tra i migliori caccia bombardieri dell’epoca per la 302.a Squadriglia appositamente costituita, fu ingrandito a 50 ettari, rimodernato e denominato “Campo di Fortuna”, in Provincia di Chieti ancora per poco.

1928 – 1940 IL PERIODO FASCISTA
Dopo l’unificazione e l’elevazione a capoluogo di Provincia, la città è protagonista di un forte sviluppo edilizio con la costruzione delle nuove sedi di tutte le pubbliche amministrazioni, di scuole e mercati. A tutt’oggi, diversi sono i palazzi ad uso pubblico costruiti in quel periodo (tra i quali il Palazzo del Comune, il Palazzo della Provincia, l’allora Palazzo della Prefettura e diverse scuole della città). L’allora aeroporto della città, il «Campo di Fortuna» di Pescara, cambiò nome con decreto ministeriale 25 giugno 1928 e venne denominato, per volontà del d’Annunzio, «Pasquale Liberi», un aviatore abruzzese.

1940 – 1945 LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Il 31 agosto ed il 14, 17 e 20 settembre del 1943 nel pieno della seconda guerra mondiale, Pescara è stata oggetto di pesanti bombardamenti da parte delle forze alleate che hanno causato la morte di almeno 3000 persone (varie fonti indicano anche un numero di 6000 caduti) e tutta la parte della città a nord del fiume fu rasa al suolo quasi totalmente. Inoltre, Pescara dovette subire le razzie e la distruzione delle strutture portuali, fabbricati, strade, ponti e uffici pubblici da parte dell’esercito tedesco in ritirata. Per questi motivi l’8 febbraio del 2001, il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi ha conferito alla città la medaglia d’oro al merito civile. Durante la guerra, diversi gruppi di antifascisti operarono nella città. Nel 1940, rientrato dall’esilio francese vi si stabilì l’ex deputato comunista Ettore Croce. Questi, malgrado la sorveglianza della polizia fascista riuscì a raggruppare attorno a sé un piccolo gruppo di discepoli, tra cui il tregliese Mario Bellisario, che costituirono a loro volta piccoli nuclei antifascisti nei loro paesi d’origine e nella stessa Pescara. Il 10 giugno 1944, gli Alleati e le forze del CIL liberarono Pescara, coadiuvate dalla divisione Nembo del Battaglione S. Marco e da truppe indiane.

1946 – 2000
Nel dopoguerra, Pescara ha conosciuto un notevole sviluppo. Già nel 1951 la città ha raggiunto il numero di 65 mila abitanti, dilatando l’area urbanizzata ed occupando massicciamente lo spazio tra la ferrovia e la linea del mare. La vocazione automobilistica di Pescara, già nobilitata dalla Coppa Acerbo, ebbe modo di concretizzarsi ulteriormente quando si decise che la “mille miglia” dovesse includere nel suo percorso la città adriatica. Nel dopoguerra, la città è cresciuta, mostrando una straordinaria vitalità nel campo dei commerci ed anche dell’industria. In meno di vent’anni, dal ’51 al ’71, Pescara ha raddoppiato il numero degli abitanti, è assurta al rango di città universitaria ed ha conosciuto un boom edilizio di grandi proporzioni.

 

Importante evento per lo sviluppo della città è stata la realizzazione della nuova Stazione di Pescara Centrale inaugurata nel 1988. L’apertura della nuova stazione ha significato molto dal punto di vista urbanistico poiché l’intera linea ferroviaria è stata trasferita su una sede sopraelevata e priva di intersezioni con le strade della città, così liberandola dai passaggi a livello. Dal punto di vista politico, dopo una prima fase di efficienti amministrazioni di sinistra, guidate da Italo Giovannucci e Vincenzo Chiola (espressioni di maggioranze PCI-PSI), a partire dal 1956 la città è stata governata ininterrottamente dalla Democrazia cristiana e dai suoi alleati fino al 1992. Ma queste amministrazioni non suscitarono molto gradimento soprattutto a causa di dissennate azioni urbanistiche, fra le quali la demolizione del glorioso Teatro Pomponi, sacrificato per consentire l’allestimento di un parcheggio. In tempi più recenti una coalizione di Progressisti, guidata dall’indipendente di sinistra Mario Collevecchio, batté una lista civica di ispirazione Dc-Psi. Ma dopo una esperienza di governo di appena otto mesi, le elezioni furono annullate e nella tornata elettorale successiva ha vinto la coalizione di centro-destra, capeggiata dal sindaco Carlo Pace che ha governato la città per due mandati e fino al 2003. In questo periodo la Città’ iniziò’ un periodo di trasformazione urbanistica-culturale, approvando il nuovo PRG e realizzando nuovi spazi museali ed un parco culturale in Pineta D’Annunziana.

DAL 2001 IN POI
Negli ultimi anni, l’amministrazione di centro-sinistra, eletta nelle elezioni del 2003, ha cercato di modificare in modo molto deciso l’impianto urbanistico della città, ripristinando l’uso di zone (come la Caserma Cocco, oggi adibita a parco pubblico) ed edifici (come l’ex fabbrica dell’Aurum), proponendo molti progetti e realizzando il ponte del mare, cercando di incidere sull’aspetto della città e sulla sua qualità della vita. Alla fine del 2008, l’allora sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso fu inquisito a seguito delle indagini svolte dalla Procura della Repubblica della città, con accuse di abuso di ufficio, corruzione e peculato. Nel dicembre del 2008, Luciano D’Alfonso, dopo un breve periodo di arresti domiciliari, si è autosospeso per evitare il commissariamento del municipio, che era stato richiesto dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni. In quel frangente il comune è stato affidato al vice sindaco Camillo D’Angelo (Partito Democratico) fino al giugno del 2009 quando si sono svolte le nuove elezioni con le quali è stato eletto sindaco Luigi Albore Mascia, candidato nelle file del PdL.

 

Oggi Pescara insieme a Chieti è al centro di una vasta area conurbata. Le amministrazioni degli ultimi anni hanno cercato di assecondare questo ruolo, sia dal punto di vista urbanistico, cercando di costruire le infrastrutture di mobilità opportune, sia dal punto di vista della pianificazione dei servizi che vengono offerti a ridosso dei confini della città – come centri commerciali, cinema, palestre, la motorizzazione civile e, soprattutto, i trasporti pubblici dell’area metropolitana- ma al centro della conurbazione. La suddetta area vista dall’alto offre l’immagine di una T o, si dice, anche della fusoliera di un aereo. Dalle foce del fiume, dalla vallata che parte ai piedi di Chieti, punta sul mare, si allarga con le ali sulla riviera, a nord verso Montesilvano, a sud verso Francavilla al Mare. Essa comprende anche i Comuni di Montesilvano, Francavilla al Mare, Silvi, Spoltore, e San Giovanni Teatino e conta circa 350.000 abitanti.

Fonte Wikipedia